Possono iscriversi tra i Seller le Imprese Sociali, Cooperative di produzione e lavoro e tutti gli operatori dell’Economia Sociale che propongono beni e servizi al mercato.

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Possono iscriversi tra i Buyer le Imprese, Istituzioni/Enti Privati, Associazioni, Federazioni e Fondazioni, interessate a servizi e prodotti offerti dal mondo dell’Economia Sociale.

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Obiettivo «dignità di partenariato» per la cooperazione sociale.

Andrea Di Turi intervista Valerio Di Bussolo, Direttore Relazioni esterne di Ikea Italia.

Valerio Di Bussolo, Direttore Relazioni esterne di Ikea Italia“Profit e non profit uniti dal social procurement”: questo il titolo dell’evento del 10 febbraio nel quale Right Hub e Isnet hanno presentato la prima ricerca in Italia sui rapporti di fornitura avviati da imprese profit con cooperative e imprese sociali. Fra i relatori è intervenuto Valerio Di Bussolo, direttore relazioni esterne di Ikea Italia, col quale iniziamo una serie di approfondimenti per esplorare la prospettiva, i modi, anche le perplessità con cui le imprese profit guardano alle cooperative e imprese sociali come potenziali fornitori.

Quali sono a suo avviso gli elementi più interessanti emersi dalla prima indagine sul social procurement in Italia?
Il dato strutturale è che tante aziende non conoscono le potenzialità delle cooperative sociali, non hanno reale conoscenza dei loro campi di attività e quindi non le reputano possibili partner. La prima cosa che le cooperative sociali dovrebbero fare è quella di andare dalle grandi associazioni datoriali, come Confindustria, Confcommercio o Federdistribuzione, per fare un’azione non di convincimento ma, appunto, di conoscenza. Facendo vedere non solo che esistono ma che con la loro attività incontrano le esigenze delle imprese. Ciò farebbe saltare una sorta di “tappo” e potrebbe già aprire molte strade. Ma poi bisogna proseguire…

Vale a dire?
Di fronte alla manifestazione d’interesse da parte degli imprenditori, bisogna subito fugare i possibili dubbi, legati fondamentalmente all’efficienza: la cooperativa sociale è in grado di offrire i livelli di efficienza e di produttività che le vengono richiesti per poter essere presa in considerazione come concorrente all’interno di una gara?

Come le cooperative sociali possono ridurre, se non sciogliere, i dubbi che molte imprese nutrono nei loro confronti?
Occorre un passaggio in un certo senso propedeutico ai due appena indicati. Senza nascondere gli insuccessi, che del resto si registrano anche fra le aziende, si devono raccogliere informazioni su tutta una serie di case history in cui le cooperative sociali sono state protagoniste di buone collaborazioni con le aziende. Una storicizzazione di esperienze virtuose, in cui le cooperative sociali hanno saputo conseguire risultati né più né meno delle aziende. Sarebbe importante perché, anche laddove fra le imprese c’è conoscenza della cooperazione sociale, magari non c’è l’abitudine ad avere rapporti con essa. Noi abbiamo iniziato a lavorare con le cooperative sociali circa quindici anni fa, il rapporto ha ormai una certa maturità e le conosciamo piuttosto bene, per cui sappiamo che hanno una assoluta dignità di partenariato, allo stesso livello di partner profit.

Come si è evoluto il rapporto di Ikea Italia con la cooperazione sociale?
Partendo da attività più tradizionali come le pulizie o i servizi generali, si è progressivamente sviluppato e allargato ad altre aree: ad esempio la gestione dei rifiuti, i servizi di panificazione, i lavori di sartoria, che a Bologna ad esempio affidiamo alla cooperativa collegata al carcere della Dozza. Per diversi anni abbiamo lavorato molto bene anche con le cooperative del carcere di Bollate, dove impostammo il servizio di primo filtro del nostro call center e la spedizione dei nostri cataloghi per posta. Siamo stati agevolati, nello sviluppo, dal fatto di essere un’azienda molto conosciuta, ma l’allargamento del rapporto è avvenuto anche grazie alla nostra totale apertura. E al fatto che le cooperative sociali hanno un network molto ben collegato, dove il passaparola ha fatto sì che venissimo richiesti di considerare una gamma sempre più ampia di servizi offerti.

In futuro come pensate di sviluppare ulteriormente le relazioni con le cooperative sociali?
Su due fronti. Il primo: invitare a ogni gara una cooperativa sociale. E poi: in alcuni servizi, in cui obiettivamente l’offerta del sistema delle cooperative sociali è particolarmente ampia, fare gare riservate solamente a loro, cioè dove tutte le realtà invitate alla gara sono cooperative sociali, anche per stimolare la concorrenza al loro interno. Contiamo di raggiungere questi due obiettivi nel corso del 2017.

Intervista per Right Hub a cura di Andrea Di Turi