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Profit e non profit più vicini con le società benefit

Andrea Di Turi intervista il Senatore della Repubblica Mauro Del Barba

Mauro Del Barba

Il Senatore Mauro Del Barba (PD) è stato il primo firmatario del disegno di legge sulle società benefit (Sb) che ha portato alla loro introduzione nell’ordinamento italiano con la Legge di Stabilità 2016. L’Italia è diventata così il primo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti (dove è nato il fenomeno delle B Corp, di cui le Sb sono strette parenti), ad aver legiferato in materia. Allo sviluppo delle Sb guarda con curiosità e crescente interesse anche il Terzo settore, in virtù del fatto che le Sb si prefiggono non solo di conseguire un utile ma anche di produrre un impatto sociale positivo.

A che punto sono le Sb in Italia?
Proprio la settimana scorsa a Roma, all’Universitas Mercatorum, ho partecipato alla presentazione del primo rapporto sulle Sb in Italia, che ha offerto numeri, analisi degli statuti, valutazioni (32 le Sb operanti oggi in Italia secondo il rapporto, prevalentemente al Nord, in vari settori merceologici a cominciare da servizi e informatica, alimentare, assistenza a disabili e formazione scolastica, sanità, ndr). Oltre a quelle del rapporto a noi risultano anche altre Sb, in tutto sarebbero una cinquantina (proprio nei giorni scorsi è stata la volta di Vita Spa, ndr), e sto facendo controllare nelle liste delle imprese perché è possibile che altre ancora siano rimaste fuori dal monitoraggio. Posso dire che lo sviluppo delle Sb sta andando molto al di là delle previsioni: essendo questa scelta così impegnativa e radicale per un’impresa, un obiettivo realistico sarebbe stato quello di avere entro un anno da una a dieci società “convertite” o nate come Sb. La curva di crescita delle Sb, addirittura, è al momento superiore a quella che si registrò negli Stati Uniti all’avvento di questo tipo di società. Sono inoltre in contatto con primarie società italiane, anche quotate in Borsa, che stanno valutando l’opzione Sb.

La legge sta dunque centrando l’obiettivo?
Sì. Ma, per quanto mi riguarda, gli obiettivi di questa legge sono anche più ambiziosi: puntano a una riforma del capitalismo. Per cui si potrà dire che la legge ha funzionato quando la maggior parte delle imprese saranno Sb.

Come si inseriscono le Sb nel rapporto tra profit e non profit?
Formalmente la separazione è netta, perché le Sb sono società profit. L’esperienza però dimostra che non è inconsueto, anzi, è piuttosto naturale vedere che le Sb collaborano, fanno sinergia, si “contaminano” con il mondo non profit. A volte anche in maniera rilevante, come numerosi esempi possono dimostrare.

In che modo il non profit guarda alle Sb? L’approccio è in qualche modo differente rispetto a quello solitamente tenuto nei confronti di “normali” società profit?
Inizialmente, non lo nascondo, c’era una certa diffidenza del Terzo settore verso le Sb: venivano viste un po’ con il timore che potessero essere ostili, sovrapporsi in qualche modo agli obiettivi del Terzo settore. Ma la diffidenza si è poi sciolta come neve al sole, di fronte alla realtà delle cose sono caduti i timori iniziali, che potevano anche essere comprensibili. E alcuni soggetti del Terzo settore sono passati dall’essere critici a un’attenzione verso il fenomeno Sb. Mi sembra di cogliere in essi una riflessione in corso importante, che potrebbe preludere all’avvio di una nuova fase.

Vale a dire?
Per adesso il mio è solo un auspicio. Ritengo però che una parte dei soggetti del Terzo settore potrà iniziare a valutare molto attentamente la possibilità di diventare Sb, cioè di trasformarsi in società profit Sb con le finalità che avevano da non profit, mettendo in un certo senso in cassaforte attraverso lo statuto i valori che motivavano quel genere di organizzazioni. Magari anche vincolando gli utili alla crescita degli obiettivi di beneficio comune. Penso ad esempio a realtà associative con un indotto economico rilevante, in situazioni magari un po’ borderline in riferimento all’attività commerciale, che nella Sb potrebbero trovare una semplificazione e allo stesso tempo un volàno per uscire da quella sorta di limbo che ne impediva la crescita.

Le Sb potrebbero costituire la punta più avanzata per la diffusione del social procurement in Italia?
Tra gli obiettivi espliciti di beneficio comune che possono essere inseriti nello statuto di una Sb, come tra le grandezze che vengono misurate nella valutazione d’impatto, vi è proprio la filiera dei fornitori e come è costruita.

Intervista per Right Hub a cura di Andrea Di Turi